SCIATUNOSTRO
Martedì 07/07 – ore 21:00
Mercoledì 08/07 – ore 17:00
Rassegna FICE Accadde Domani 2026
Progetto GEMME 2026
SCIATUNOSTRO
Regia di Leandro Picarella
con Giovanni Cardamone, Ettore Pesaresi, Pino Sorrentino, Teresa Randazzo
Commedia – Italia, 2025
durata 86 minuti
In una piccola isola nel cuore del Mediterraneo, Ettore e Giovannino, due amici inseparabili di undici e sette anni, si preparano a vivere l’ultima estate insieme. Ettore, costretto a trasferirsi sulla terraferma per proseguire gli studi, lascia sull’isola un vuoto che Giovannino dovrà colmare. Attraverso l’archivio e la videocamera di Pino, un anziano video amatore, il tempo si fa memoria condivisa, e il soffio dell’isola – sciatu – diventa il respiro di un’intera comunità.
«Sciatunostro è la storia di chi va incontro alla vita e di chi la celebra conservandone la memoria. Il vero protagonista del film è il tempo. Un tempo che cambia, che si rigenera e segue dinamiche proprie. Questo film nasce da un desiderio: restituire voce a una memoria collettiva che rischia di sbiadire e tentare di raccontare il sentimento del distacco. Frequento l’isola di Linosa da tanti anni e da tempo desideravo raccontarla attraverso una storia che ne evocasse l’essenza. Sento che il tempo sull’isola perde le sue coordinate per questo ho pensato che il modo migliore per raccontarla fosse intrecciando due livelli temporali: quello del presente, vissuto da Ettore e Giovannino e quello della memoria, custodito nelle immagini d’archivio di Pino.» (Leandro Picarella)
«Sciatunostro è un racconto d’estate, dell’intensità di quella lunga estate, già nella consapevolezza che ci sarà un termine e non solo per quel trasferimento. Le stagioni passano come la vita che cambia. Un’estate passata tra corse in bicicletta, pesca, nuotate e immersioni subacquee, passeggiate in quell’ambiente naturale incontaminato anche se il turismo ha portato il suo impatto e la pesca di profondità di gitanti sommozzatori hobbistici ha portato a un depauperamento della popolazione di cernie, come lamenta un anziano pescatore locale. Non mancano i balli nelle piazze e nelle balere all’aperto con la musica degli anni Ottanta. (…) Il film ragiona sulle memorie e sul potere presunto del cinema, sulla possibilità della cinepresa di fissare, catturare, immagazzinare i ricordi della propria vita. Ma si tratta di un’illusione, un’utopia, come nella canzone di Fiorella Mannoia, che si sente alla fine: “Il tempo non torna più”.» (Giampiero Raganelli, Quinlan.it)
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